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Tag : foto in posa

29 Mar 2018
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Reportage

Reportage!

Situazione tipo: accomodati sul divano, gli sposi, rispondono alle nostre domande. Partiamo da quelle di carattere generale, per poi entrare un po’ nello specifico. Li prepariamo al quesito fatidico, in modo che siano ben concentrati. Via. “Allora, ragazzi… dopo un paio di mesi dal matrimonio vi chiameremo per visionare il lavoro. E voi, stilisticamente parlando, cosa vorreste avere tra le mani?” Si guardano, si consultano. Neanche stessero partecipando ad un quiz a premi. E poi arriva la fatidica riposta. “Vogliamo un reportage!

Ma dai?!

Ebbene si. Il 99% degli aspiranti sposi sceglie il reportage fotografico per raccontare il matrimonio. Il fatto che quasi tutti ne abbiano un’idea sommaria, ahimè, è tutt’altra cosa. Eppure, un po’ per moda, un po’ per sentito dire, andiamo a parare quasi sempre lì. E’ bene dunque conoscere l’argomento e fare qualche ragionamento per condurre gli sposi ad una scelta consapevole.

Cosa vuol dire

Raccontare una storia. Questo è il significato nudo e crudo. Facile, quindi! Il lavoro del fotografo matrimonialista è proprio quello di raccontare la storia di una giornata attraverso i suoi scatti. Vediamo, però, se anche gli sposi sono della stessa idea. Si, perché ci sono degli aspetti meravigliosi nel reportage, ma anche qualche rovescio della medaglia. Una delle caratteristiche di questo stile è, ad esempio, l’assenza di fotografie in posa. Gli scatti devono essere “rubati”, e l’osservatore deve avere la sensazione di essere catapultato dentro l’immagine. “Benissimo, tanto noi le foto in posa non le vogliamo!

Però…

Si, c’è un però. Noi tireremo a lucido i teleobiettivi, e saremo invisibili. A voi però spetta il compito di spiegare a zia Rosina, venuta col treno interregionale da Leuca, che non farà la foto con gli sposi. E lei che vi aveva anche portato un borsone di “cartellate“. Arriva prontamente la risposta è “No, va beh… ovviamente le foto coi parenti le facciamo. E quelle con gli amici, i colleghi e la squadra di curling. E poi qualche scatto tra i tavoli“. A questo punto, solitamente, assumo un’espressione confusa, e mi gratto la testa.

Equilibrio

Il reportage è una scelta meravigliosa, ma allo stesso tempo deve essere fatta con un po’ di elasticità. Da parte degli sposi, ma anche e sopratutto da parte di chi sta dietro alla macchina fotografica. Un conto è rendersi disponibili per scattare le foto di gruppo, un altro conto è comportarsi da “mercatari” e chiamare con il megafono prima i parenti, poi gli amici e via dicendo. L’errore più grande che si possa fare? Trovarsi a fine giornata senza “la foto con la zia”. Per ovviare al problema è necessaria collaborazione, tra sposi e fotografo. I primi hanno il dovere di chiedere che lo scatto venga eseguito, il secondo ha il dovere di far presente la sua disponibilità, senza però diventare uno stalker. E poi, parliamoci chiaro, ci sono molti modi per ottenere un ottimo risultato da una foto “a richiesta”, non trovate?

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 Buona luce a tutti!

Davide PosenatoFotografo Matrimonio Torino

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