logo

Category : Domande frequenti

29 Mar 2018
davide posenato fotografo matrimonio primo ballo reportage

Reportage

Reportage!

Situazione tipo: accomodati sul divano, gli sposi, rispondono alle nostre domande. Partiamo da quelle di carattere generale, per poi entrare un po’ nello specifico. Li prepariamo al quesito fatidico, in modo che siano ben concentrati. Via. “Allora, ragazzi… dopo un paio di mesi dal matrimonio vi chiameremo per visionare il lavoro. E voi, stilisticamente parlando, cosa vorreste avere tra le mani?” Si guardano, si consultano. Neanche stessero partecipando ad un quiz a premi. E poi arriva la fatidica riposta. “Vogliamo un reportage!

Ma dai?!

Ebbene si. Il 99% degli aspiranti sposi sceglie il reportage fotografico per raccontare il matrimonio. Il fatto che quasi tutti ne abbiano un’idea sommaria, ahimè, è tutt’altra cosa. Eppure, un po’ per moda, un po’ per sentito dire, andiamo a parare quasi sempre lì. E’ bene dunque conoscere l’argomento e fare qualche ragionamento per condurre gli sposi ad una scelta consapevole.

Cosa vuol dire

Raccontare una storia. Questo è il significato nudo e crudo. Facile, quindi! Il lavoro del fotografo matrimonialista è proprio quello di raccontare la storia di una giornata attraverso i suoi scatti. Vediamo, però, se anche gli sposi sono della stessa idea. Si, perché ci sono degli aspetti meravigliosi nel reportage, ma anche qualche rovescio della medaglia. Una delle caratteristiche di questo stile è, ad esempio, l’assenza di fotografie in posa. Gli scatti devono essere “rubati”, e l’osservatore deve avere la sensazione di essere catapultato dentro l’immagine. “Benissimo, tanto noi le foto in posa non le vogliamo!

Però…

Si, c’è un però. Noi tireremo a lucido i teleobiettivi, e saremo invisibili. A voi però spetta il compito di spiegare a zia Rosina, venuta col treno interregionale da Leuca, che non farà la foto con gli sposi. E lei che vi aveva anche portato un borsone di “cartellate“. Arriva prontamente la risposta è “No, va beh… ovviamente le foto coi parenti le facciamo. E quelle con gli amici, i colleghi e la squadra di curling. E poi qualche scatto tra i tavoli“. A questo punto, solitamente, assumo un’espressione confusa, e mi gratto la testa.

Equilibrio

Il reportage è una scelta meravigliosa, ma allo stesso tempo deve essere fatta con un po’ di elasticità. Da parte degli sposi, ma anche e sopratutto da parte di chi sta dietro alla macchina fotografica. Un conto è rendersi disponibili per scattare le foto di gruppo, un altro conto è comportarsi da “mercatari” e chiamare con il megafono prima i parenti, poi gli amici e via dicendo. L’errore più grande che si possa fare? Trovarsi a fine giornata senza “la foto con la zia”. Per ovviare al problema è necessaria collaborazione, tra sposi e fotografo. I primi hanno il dovere di chiedere che lo scatto venga eseguito, il secondo ha il dovere di far presente la sua disponibilità, senza però diventare uno stalker. E poi, parliamoci chiaro, ci sono molti modi per ottenere un ottimo risultato da una foto “a richiesta”, non trovate?

Davide Posenato fotografo matrimonio al castello torino federica daniele reportage


 Buona luce a tutti!

Davide PosenatoFotografo Matrimonio Torino

18 Mag 2017
davide posenato fotografo matrimonio torino mi sistemi con photoshop

Poi mi sistemi con Photoshop?

Mi sistemi con Photoshop?

Con quello sguardo alla Clint Eastwood, prima di averti confermato il servizio, lei ti pone il quesito: “poi mi sistemi con Photosohop, vero?” E rimane lì ad attendere la tua risposta, con ansia. Occhi socchiusi, mano che accarezza la Colt. Una goccia di sudore timidamente fa capolino sulla tua fronte, e lentamente scivola giù. Un timoroso sguardo a quegli occhi di ghiaccio, uno alla pistola. Rispondi, idiota…

Ipotesi A

Certamente! E il volto di lei inizialmente si rasserena, per poi peggiorare al solo pensiero di aver bisogno d’esser ritoccata. Situazione delicata. Sorriso di circostanza. Cerco di spiegare che il ritocco sarà una cosa molto delicata, giusto per caratterizzare lo stile delle fotografie. Al massimo un pochino di schiarita sul viso, per esaltare la brillantezza degli occhi e valorizzare il trucco. E basta. Non c’é bisogno d’altro. Dita incrociate, sperando che mi abbia creduto.

Ipotesi B

Ma non ce n’è bisogno! Il rischio di passare per ruffiano è molto alto, ma se sorride arricciando il naso vuol dire che è andata bene. Spiego che la post-produzione è un passaggio obbligato, ma che non sarà necessario intervenire sui suoi tratti somatici nel processo. Anche in questo caso, speriamo che l’abbia bevuta.

La verità

Photoshop è uno strumento, nulla di più, e nemmeno il più importante. E’ il buonsenso a darci la misura con cui dobbiamo intervenire. E’ inutile mettersi a discutere se la sposa vuole rimuovere la cicatrice che ha sulla fronte, ricordo della sua caduta da bambina. A fronte di una richiesta specifica lo si fa e basta, anche perché potrebbe esser frutto di una buona opera di make-up. Diverso, invece, è quando il desiderio diventa quello di “sistemare” la silhouette, il naso, le labbra. La richiesta diventa espressamente quella di intervenire per snaturare la realtà. E se da un lato potrebbe essere comprensibile, dall’altro non è molto sensato. Per togliere 10 kg ci metto 2 minuti. Ma poi dovrei andare in giro con la spilla “vuoi perdere peso, chiedimi come!”. La sposa si vedrà “bellissima”, certo. Ma non sarà più lei. E questo è sempre un peccato.

Come fare?

Una donna di 60 anni sa di non avere la pelle liscia di una ragazzina, non c’è bisogno di dirglielo. E magari, nelle fotografie, è bene non esagerare con la nitidezza, lavorare con diaframmi aperti, e magari fare un passo indietro per evitare dettagli poco graditi. Con la ragazza di 20 anni, invece, non avremo problemi di pelle o rughe, ma quasi sempre pagheremo dazio in espressività. Parola d’ordine “valorizzare tutte le cose positive”. Osservare. Osservare bene. E agire di conseguenza.


 Buona luce a tutti!

Davide PosenatoFotografo Matrimonio Torino

04 Mag 2017
davide posenato fotografo matrimonio torino la consegna delle foto

A quando la consegna delle foto?

La consegna delle foto

Un aspetto importante, che troppo spesso non viene messo “nero su bianco”: il tempo per la consegna delle foto. Ma il problema nasce dal fatto che se ne parli poco o niente in fase contrattuale. Gli sposi sono presi dall’euforia per aver finalmente trovato il fotografo giusto, di aver affrontato tutti gli argomenti legati alla giornata del loro matrimonio… e si dimenticano di parlare della consegna. Il giorno del matrimonio, quando arriva il momento di salutarsi a fine servizio, nell’imbarazzo generale parte il solito “allora, come rimaniamo?”

Patti chiari, amicizia lunga

Non esiste un criterio universale per stabilire il tempo che occorrerà al fotografo per la preparazione e consegna del servizio, questo è vero. Solitamente, in una finestra che va dai due ai quattro mesi, qualsiasi fotografo dovrebbe comunque riuscire nell’ardua impresa. Dico “dovrebbe” perché mi sembra un tempo abbastanza onesto, tutto qui. Ma per essere più tranquilli basta parlarne,  valutare insieme e fissare una scadenza. Il fatto che quest’ultima venga poi rispettata, è un’altra cosa… purtroppo.

8 passaggi

Provo a spiegarvi come organizzo il mio work-flow, in modo da comprendere meglio le fasi di lavorazione:

1 – Scaricamento dati in triplice copia, su due PC differenti + copia di backup su hard-disk esterno, verifica visiva dell’assenza di dati “corrotti” durante le operazioni di copia. Attività che eseguo appena tornato a casa, giusto per andare a dormire tranquillo.

2 – Prima cernita: eliminare gli scatti “sbagliati”, quelli brutti e quelli inutili. Valutazione di quelli “buoni” con una scala da 1 a 3, dove 1 sta per “certo”, 2 per “molto probabile”, e 3 per “possibile con le dovute accortezze”.  Questa fase è molto delicata, perché da qui dipenderà il risultato finale in termini di varietà degli scatti.

3 – Seconda cernita: a distanza di qualche giorno, giusto per fare un “reset mentale”, come il punto 2, con la speranza di non cambiare troppo spesso idea riguardo le immagini precedentemente selezionate, altrimenti ci dovrà poi essere una terza cernita. Il risultato, partendo dalle circa 800 immagini iniziali, sarà un numero vicino ai 300 scatti (vedi articolo MI DAI TUTTE LE FOTO?)

4 – Post-produzione: ogni scatto viene lavorato singolarmente, in modo che si presenti realmente come “unico”. Questa fase è la più lunga, ovviamente e comprende anche le copie di backup come sopra descritto.

5 – Ultimo check: a distanza di un paio di giorni dal termine della post-produzione guardo di nuovo tutto il lavoro nel suo complesso, ed opero eventualmente le modifiche necessarie.

6 – Creazione della time-line per la presentazione multimediale: scelta delle musiche, effetti di transizione, montaggio completo dell’audiovisivo da presentare agli sposi.

7 – Verifica finale: anche in questo caso, a distanza di un paio di giorni, controllo approfondito di tutto il materiale e richiesta di un appuntamento agli sposi per la visione dell’anteprima, insieme.

8 – La consegna delle foto.

Per me è così che deve andare

So di colleghi molto bravi che in 6 mesi non riescono a consegnare un lavoro. E poi, purtroppo, di colleghi meno bravi che ci mettono anche i più. Per quanto mi riguarda, prendo sempre l’impegno di consegnare entro 30 giorni dall’evento.

Far attendere gli sposi nonostante il lavoro sia terminato è un modo poco intelligente per valorizzare il servizio. Così come aver fretta di consegnarlo in pochissimo tempo, con il rischio di commettere qualche errore o di sembrare “affamato”.


 Buona luce a tutti!

Davide PosenatoFotografo Matrimonio Torino

27 Apr 2017
davide posenato fotografo matrimonio torino drone

Hai il drone?

Hai il drone?

SI, certo. Ne ho ben due. In questo modo ho risposto al gettonatissimo quesito. Solo che, quasi sempre, la domanda è mal posta. In verità, quello che gli sposi vorrebbero chiedere è “farai le riprese con il drone al nostro matrimonio“? E allora devo rispondere NO. Gli sposi si guardano e ripensano a quell’altro fotografo che, invece, lo aveva incluso nel “pacchetto”. Liberissimo, lui, di farlo. Il problema è un altro. Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza, perché l’argomento è poco conosciuto, oltre che poco chiaro.

Cos’é un drone?

Quella cosa con 4 eliche che ronza per aria e fa video da paura!“, giusto? Si, ok. Quello che viene comunemente chiamato “drone” è un APR (Aeromobile a Pilotaggio Remoto, senza persone a bordo, non utilizzato per fini ricreativi e sportivi). E chi lo dice? L’ENAC (Ente Nazionale Aviazione Civile), che regolamenta, tra le altre cose, anche l’utilizzo di questi giocattolini per le riprese aeree tanto in voga in questo periodo. A seconda del peso, poi, la normativa si diversifica. Oggi ci focalizzeremo sulla fascia “consumer/prosumer” degli APR “piccoli”, quelli che si stanno vendendo tanto ai giorni nostri a prezzi sotto i 2000 euro.

Requisiti

Fatto salvo che la norma venga applicata alla lettera circa le targhette identificative a bordo dell’APR, e del dispositivo elettronico che consenta la trasmissione in tempo reale di dati inerenti l’APR ed il proprietario/operatore e dei dati essenziali di volo, nonché la registrazione degli stessi (capitolo 8, comma 2 del regolamento), il vero problema è che sono in pochissimi ad essere in possesso del “riconoscimento della competenza in stato di validità“. (sezione IV del regolamento). Quindi, va bene spendere i soldi per comprare il drone, e riuscire a farlo volare, ma serve anche la “patente“. Poca cosa, in realtà. Un altro piccolo gruzzoletto, e vale 5 anni.

Che tipo di licenza serve?

Siamo in Italia, mica possiamo fare le cose semplici. Ma stavolta non mi sento di dissentire con le solite, sterili, polemiche. A seconda di come andremo ad impiegare il drone dobbiamo differenziare le operazioni “non critiche” da quelle “critiche“. Mi spiego meglio.

Con il vostro APR andate a fare una grigliata in campagna a casa dello zio Filippo e volete fare un video dall’alto riprendendo gli sguardi pieni di stupore di mamma e papà: è chiaramente un’operazione “NON CRITICA”. Diverso è se vi trovate a dover sorvolare “aree congestionate, assembramenti di persone, agglomerati urbani, infrastrutture sensibili“.Tipo: sabato sera prendo il drone e vado in Piazza Vittorio, a Torino, per ficheggiare tra le ragazzine agghindate festa, e faccio partire il mio APR per una bella ripresa notturna della movida… questa diventa un’operazione CRITICA. Non è che sia grave, per carità. Ma presuppone un corso diverso, con un esame diverso. Ad un costo, manco a dirlo, diverso. A seconda del tipo di operazione, poi, non dimentichiamoci tutta la parte burocratica legata alle comunicazioni con ENAC e le autorizzazioni varie. In ogni caso vi rimando alla normativa ENAC di riferimento.

Eccezioni

Stupiti? Ma no, ci siamo abituati nel Bel Paese. Tenetevi forte: le operazioni specializzate condotte con APR di peso minore o uguale a 2 kg sono considerate NON CRITICHE in qualsiasi caso, a patto che gli aspetti progettuali e le tecniche costruttive dell’APR abbiano caratteristiche di inoffensività, precedentemente accertate dall’ENAC o da soggetto da esso autorizzato. Quindi? Beh, stando a questo, chiunque voglia spendere una discreta sommetta di quattrini per un piccolo ma tecnologico drone, e abbia il buonsenso di conseguire la licenza, forse riesce persino a trovare il cavillo per far volare il giocattolo anche al vostro ricevimento di nozze. Alleluja.

Per concludere

Andate in dispensa e prendete un pacco di spaghetti da 1 kg, ed immaginate che qualcuno ve lo lanci sulla faccia, o che cada in testa a qualche invitato da 50 metri di altezza. Vi assicuro che non sarà solo la festa ad essere rovinata. Impossibile? Chiedetelo a loro…

Avete deciso di non poter fare a meno del drone, al vostro matrimonio? Va benissimo, e sono felice per voi. Però affidatevi a qualcuno che eserciti la professione con responsabilità e competenza, e che sia assicurato. Non basta l’intraprendenza o il portafoglio a far diventare piloti responsabili, ve lo garantisco. Cosa potrebbe andare storto? Molteplici possibilità: improvvisa perdita di segnale e mezzo privo di funzioni di ritorno automatico, rottura di un componente in volo, malfunzionamento del GPS…

Insomma, occhio. E’ uno strumento che, se utilizzato con criterio, può essere interessante. Ma diffidate da chi si improvvisa. E questo vale un po’ per tutto, in realtà… non solo per il discorso “drone”.


 Buona luce a tutti!

Davide PosenatoFotografo Matrimonio Torino

 

06 Apr 2017
davide posenato fotografo matrimonio torino mi dai tutte le foto

Mi dai tutte le foto scattate?

Mi dai tutte le foto scattate?

Durante il primo incontro con gli sposi, dopo aver visionato insieme i lavori, parte la domanda da un milione di dollari: “mi dai tutte le foto che scatterai al nostro matrimonio?”. Purtroppo no. Per una serie di motivi che potreste anche trovare discutibili, per carità. Ma vorrei analizzarli insieme.

Perché NO

Durante un matrimonio scatto mediamente circa 800 fotografie. Considerando che, sopratutto nelle foto di gruppo, per ogni “posa” ne scatto 2 o 3 per ovviare al problema di occhi chiusi e smorfie poco fotogeniche, il numero si riduce a circa 300 scatti “buoni”, decina più, decina meno. Questi scatti vengono poi sottoposti singolarmente al processo di post-produzione, per completare il ciclo di lavoro ed arrivare al prodotto fotografico finito. La lavorazione degli scatti richiede una cura particolare, e triplicare questo impiego di tempo significa certamente doverlo considerare nel conteggio economico della prestazione, con il rischio di non risultare competitivo. Ma, a parte i costi, siamo sicuri che valga la pena avere tutte quelle foto? Insomma, una serie di inutili doppioni non credo siano necessari. In fondo, 250-300 fotografie “buone” sono una notevole mole di materiale. Se poi pensate al fatto che per la produzione dell’album sarà necessario operare una ulteriore corposa selezione, potrebbe essere un bel vantaggio.

Secondo tentativo per avere tutte le foto

Dopo questa risposta, di solito, inizia il minuto di silenzio. La sposa, sopratutto, cerca di trovare un modo per raggiungere il suo scopo, ed esordisce fiera con “si, ok… allora me li puoi dare senza post-produzione, no?” 

No. E l’espressione di lei passa dall’entusiasmo alla rassegnazione in una frazione di secondo. Non posso perché gli scatti “originali” non sono dei semplici files JPG. Sono in formato RAW (grezzo), e devono essere visualizzati con software dedicati. Ma questo non è il vero motivo. Banalmente, si potrebbe operare una bella conversione di gruppo in modo da renderli JPG visualizzabili con rapidità. La realtà è che il file RAW è brutto. Triste, piatto, poco contrastato. Immaginate una statua. Questa statua è il file JPG. Ma prende vita partendo da un blocco di pietra che è stato poi sgrossato e lavorato fino a far emergere ciò che nascondeva. Il blocco di pietra, con una discreta dose di immaginazione, è il file RAW. E nessuno scultore venderebbe mai un blocco di pietra.

E allora?

Mi dispiace non accontentare una richiesta, davvero. Ma sono un profondo sostenitore del “poco ma buono”. Sempre ammesso che 300 fotografie possano essere classificate come “poche”, intendo. Quando tornavate dalle vacanze estive con quattro rullini da 24 scatti vi sentivate dei veri reporter per aver immortalato 15 giorni al mare in poco meno di 100 fotografie. Ed ora vi sembrano pochi 300 scatti per una sola, seppure importantissima, giornata? Cosa è cambiato?  Il fatto di non dover più pagare lo “sviluppo”, forse. Ma non è così. Lo “sviluppo” dei negativi si è trasformato nella post-produzione. Tutto qui.


 Buona luce a tutti!

Davide PosenatoFotografo Matrimonio Torino

 

08 Mar 2017
davide posenato fotografo matrimonio torino foto gratis

Foto gratis?

Foto gratis? Dai, ti faccio pubblicità!

Ricevere delle buone foto gratis è una richiesta molto diffusa, dalla notte dei tempi. E solitamente, sul piatto della bilancia, viene proposta una qualche forma di pubblicità, o la grande occasione di mettere una bella “firma” sulle foto che intaseranno la rete.

Ebbene, si. Ci sono passato anche io. I risultati? A parte il piacere personale di “fare una cortesia”, nessuno. Ma molto dipende da cosa andiamo cercando.

In più di una occasione mi è capitato di ricevere proposte al limite del ridicolo, che non sono state prese in considerazione. Per tirar due somme: un servizio fotografico in esterna, senza troppi fronzoli, presuppone almeno un paio d’ore di uscita, e almeno altrettante per la scelta degli scatti buoni e la relativa post-produzione per ricavare un prodotto decente. Se decidiamo di non considerare nessun costo accessorio, come eventuali trasferimenti, pranzi fuori, usura dell’attrezzatura… e restiamo nei tempi sopra descritti, facciamo il tutto in 4 ore di lavoro “effettive”.

 Il punto è, quanto vale questo tempo?

Se sono a casa a grattarmi la pancia sul divano, poco. Anzi, potrei approfittarne per fare un po’ di “esercizio fotografico”. Alla peggio, se non avessi positivi riscontri da questa pseudo-collaborazione, mi troverei nella condizione di aver guardato un po’ meno porcherie televisive.

Se invece si tratta di tempo che ritaglio al mio lavoro, o a qualsiasi altra cosa “proficua”, il discorso è diverso. Una prestazione, purché quanto più possibile vicina al concetto di “professionale”, si paga. Stop. Badate bene, però… non ho parlato di denaro. Ci sono moltissime forme interessanti di collaborazione per ovviare al problema delle foto gratis! TFP e TFCD, ad esempio. Nel primo caso, Time For Print, ci si accorda con la bellissima modella di turno che le sue pose saranno retribuite con un certo numero di stampe gentilmente offerte da noi. Nel secondo caso Time For CD, niente stampe ma una bella galleria digitale su CD. In entrambi i casi vi ritroverete a non aver guadagnato nulla economicamente, ma con una serie di fotografie potenzialmente interessanti da utilizzare come portfolio personale. E avere un portfolio ben fatto, si, è una buonissima pubblicità.

E poi, invece, ci sono collaborazioni decisamente orientate verso il baratto. Faccio volentieri degli scatti alla bimba di Eleonora e Giuseppe, perché mi danno una mano preziosa con la gestione del sito internet e il blog. La bella signorina Petrella avrà sempre a disposizione il mio obiettivo perché qualche tempo fa abbiamo deciso che ci saremmo dati una mano a vicenda. E lo stesso vale per i proprietari della location per matrimoni Villa Bernese. Per me sono scambi equi.

Quindi?

Potremmo stare a parlarne per giorni. Ognuno si senta pure liberissimo di proporsi come preferisce. Ma non gratis, vi prego. Trovate un sistema, di qualunque tipo. Fatevi pagare in cammelli, barattate il servizio con un cesto di porcini, o con una buona bottiglia di Bourbon. Ma nessuna foto gratis. E quando vi dicono “ti faccio lasciare il logo sulle immagini”, cercate di attribuire il giusto valore alla cosa.

Il mio meccanico lavora a 35 €/ora. E non gli ho mai chiesto di ripararmi la macchina in cambio del suo adesivo sulla portiera.


 Buona luce a tutti!

Davide PosenatoFotografo Matrimonio Torino

 

08 Feb 2017
davide posenato fotografo matrimonio torino hai uno studio fotografico

Hai uno studio fotografico?

Hai uno studio fotografico?

Quando giunge il momento di fissare un incontro con i clienti, arriva la fatidica domanda: “hai uno studio fotografico”?

Si.. cioè… no. Più o meno. Cosa vuol dire “studio fotografico”? Per me non è altro che un luogo specificatamente attrezzato in cui produrre fisicamente un servizio fotografico. Ma non presuppone necessariamente una vetrina o un’insegna.  Ci sono certamente dei contesti in cui un locale dedicato diventa una necessità, ma non credo sia il mio caso.

Ho scelto tre tipologie di fotografia, per il mio mestiere: il matrimonio, la maternità e i bimbi.

Matrimonio: incontro i futuri sposi comodamente sul divano del salotto, chiacchieriamo e guardiamo un po’ di lavori su un televisore di dimensioni più che generose. Per fare questo, serve uno studio?

Maternità: in un momento così delicato credo sia necessario, prima di tutto, che la mamma con il suo bel pancione si senta a suo agio. Per fare questo, serve uno studio?

Bimbi: dal frugoletto di 50 cm al giovanotto sopra il metro, tutti si sistemano comodamente sul set che allestisco per l’occasione. Per fare questo, serve uno studio?

La risposta

In un Paese come il nostro, dove la tradizione troppo spesso impedisce una visione oggettiva delle cose, “lavorare da casa” non è sempre semplice. Perché rischi di apparire un po’ improvvisato. Perché una vetrina è erroneamente associata alla professionalità. Ma se, invece, non dover sostenere le spese di uno studio potendo comunque garantire un risultato professionale fosse sinonimo di competitività a livello di mercato? Allora, forse, potrebbe addirittura diventare un valore aggiunto.

Voglio semplicemente dire che la fotografia è un’opera creativa che ottieni utilizzando degli strumenti adattabili a molti contesti, compreso quello domestico. E per quello che ho scelto di fare, pur consapevole delle limitazioni sopra citate, sono più che soddisfatto.

E poi, vuoi mettere la comodità di non dover “tornare a casa dopo il lavoro”?


Buona luce a tutti!

Davide PosenatoFotografo Matrimonio Torino

 

11 Gen 2017
davide posenato fotografo matrimonio torino nikon o canon

Nikon o Canon?

Nikon o Canon?

Al secondo posto tra le domande più gettonate di tutti i tempi, subito dietro all’inarrivabile medaglia d’oro relativa alla presenza o meno delle mutandine di Belen al Festival di Sanremo 2012, c’é indubbiamente questa: meglio Nikon o Canon?

Questo atavico dubbio continua ad imperversare tra i giovani aspiranti fotografi che decidono di acquistare il loro primo strumento, con la complicità di tutti i consigli che vengono gratuitamente dispensati dai più esperti. Ognuno dice la sua, come è giusto che sia. Quindi lo faccio anche io, ma partendo da un po’ più lontano. Provo a rispondere ad una domanda leggermente più precisa, ma che potrebbe aiutare: perché sono un fotografo che lavora con  reflex  Nikon?

Perché sono Juventino, e il rosso-nero di casa Canon era troppo filo-Berlusconiano.

Scherzi a parte, la verità è che la prima macchina fotografica che ho tenuto in mano era, appunto, una Nikon. E visto che il primo amore non si scorda mai, perché cambiare? Il fatto è che MI CI SONO TROVATO BENE. Mi piace l’ergonomia, mi piace il menu delle impostazioni, mi piace il file un po’ più “freddo” rispetto a quello di Canon. E sopratutto non nutro particolare interesse al comparto video, ambito in cui i colleghi “Canonisti” riescono ancora far qualcosina di meglio rispetto alla nostra tanto amata Nikon. Ma c’è anche un altro aspetto, non di poco conto: Il servizio assistenza ufficiale Nikon LTR è a Moncalieri (Torino).

Quindi? E’ meglio Nikon?

Io questo non l’ho mai detto. La risposta più adatta che mi viene in mente è: provate, provate, provate. Prima di aprire il portafoglio, non accontentatevi del parere di un venditore. Andate in un negozio specializzato, prendete in mano l’attrezzatura, e poi decidete.

E questa decisione deve essere presa analizzando anche altri fattori che potrebbero sembrare di secondaria importanza. Ad esempio:

  • faccio questo acquisto per hobby o per diventare un fotografo professionista?
  • meglio la praticità di una mirroless o il potenziale di una reflex?
  • cosa mi piace fotografare? Sono un fotografo prevalentemente paesaggista, ritrattista, sportivo, etc, etc…?

La risposta

Insomma, potremmo parlarne per giorni, ma il succo della questione è che non esiste una risposta al quesito originale. Stanziate un budget, capite verso quale direzione intendete andare, e toccate con mano quella che sarà la vostra prossima macchina fotografica.

E provate anche Sony, Panasonic, Fuji, Olympus, Pentax… e Leica (se la vostra dichiarazione dei redditi lo permette!)

Poi, magari, scoprite che con il cellulare vi trovate meglio, e fate comunque delle foto splendide.

Magari, dico.


Buona luce a tutti!

Davide PosenatoFotografo Matrimonio Torino