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20 Apr 2017
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Smartphone photography

Smartphone photography

Ahahahahahahahahahahahah… no, dico… davvero dobbiamo perdere tempo a parlare di smartphone photography?

Articolo finito.


Cioé… questo è quello che avrei scritto fino a qualche tempo fa sull’argomento. Ho sempre compatito chi pretendeva di scattare una fotografia “accettabile” utilizzando un comunissimo cellulare. Per quanto mi riguarda, l’ottica grandangolare con cui sono equipaggiati questi strumenti è per antonomasia anti-ritratto, ergo utile solo “per le foto ai panorami e al cibo”… (In mancanza di alternative più valide, sia chiaro – vedi articolo dedicato agli obiettivi)

E se di giorno si poteva pensare di ottenere qualche scatto decente, la probabilità scendeva col calare della sera, in modo direttamente proporzionale, fino ad arrivare a terribili fotografie piene zeppe di “rumore”, con tonnellate di grana orribile. La domanda è: perché? Vi piace far fotografie? E allora compratevi una macchina fotografica! Sguardi pieni di sdegno, i miei, rivolti ai maniaci del “selfie” e ai fotografi gastronomici. Per non parlare dei poveracci  in riva al mare al tramonto, che sperano di fare lo scatto buono con quel cesso di cellulare obsoleto tenuto in mano in modo così precario.

Il miracolo

Poi succede qualcosa. Mi scade il contratto con l’operatore telefonico, e al momento del rinnovo mi propone di sostituire il mio povero Samsung S4 con un Huawei P9. Leggo qualcosa in rete, e trovo informazioni interessanti riguardo al comparto foto/video. Il gingillo in questione è dotato di una camera progettata “in collaborazione” con Leica. Rimango scettico, ma la curiosità sale. Arriva il pacchetto che custodisce lo smartphone, accendo, configuro, aggiorno tutto… e provo a fare qualche scatto. I Provenzali, in antica lingua d’Oil, avrebbero esordito con un colorito “esticazzi…”

Lo shock è duro, lo ammetto. Pubblico subito un’ inserzione per vendere tutta l’attrezzatura e comprare altri due smartphone Huawei, diventando il precursore della “Wedding Smartphone Photography”. Beh, dai… non esageriamo. Però ne rimango davvero colpito.

Come funziona

Questi intelligentoni hanno pensato bene di installare una doppia fotocamera posteriore. Quando premiamo il pulsante entrambe le fotocamere scattano simultaneamente: il risultato è una foto in bianco e nero, ed una foto a colori. Il software compone l’immagine finale utilizzando la sensibilità della foto in bianco e nero unita al colore della seconda immagine. Notevole davvero. Qualche esempio:

Gatto di mia mamma, sul divano, luce ambiente piuttosto scarsa.

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Brina sugli arbusti, buona nitidezza nei dettagli.

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Tra le chicche, la possibilità di regolare la profondità di campo, donando un piacevole e morbido effetto “sfocato” all’occorrenza.

Quella pagliaccia di mia figlia, in ombra sotto al cappello.

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La perla, anche se di dubbia utilità, è la possibilità di scattare in formato RAW. Molto molto utile, invece, la modalità completamente manuale, che permette di settare tempo (vedi esempio sotto, con tempo di scatto settato in modo da ottenere il mosso sui coriandoli che cadono), diaframma, ISO e molte altre features interessanti.

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Non è mia intenzione fare la “marchetta” a Huawei, e neppure recensire il prodotto. Tutto parte dalla volontà di scattare fotografie con lo smartphone, moda che da qualche anno è diventata piuttosto diffusa. E questo P9 è valido al punto che in molte occasioni mi è capitato di doverlo utilizzare pubblicando poi fotografie che un occhio non allenato ha tranquillamente considerato come provenienti da reflex. Chiaro che, in caso di stampa, il discorso sarebbe diverso, per molti fattori. Ma se avete una vita social “attiva”, e morite dalla voglia di far vedere a tutti cosa state facendo, il livello di queste fotografie è più che buono.

Qualche consiglio sulla “smartphone photography” in generale

  • non farete mai “lo scatto della vita”, rassegnatevi;
  • quel maledetto tramonto, provate a catturarlo in modalità HDR… e cercate di tenere fermo il telefono, cribbio;
  • le foto a figura intera lasciatele perdere;
  • il flash integrato non è in grado di illuminare tutte le 50 persone che avete intorno mentre sciabolate la boccia di Dom Pérignon in discoteca, tra gli sguardi invidiosi dei poveracci;
  • nell’eventualità di voler tentare un ritratto, abbassatevi un pochino e raddrizzate il punto di ripresa per evitare l’effetto “nani da giardino”;
  • sembra incredibile, ma… valgono le stesse regole della fotografia “vera”, partendo dalla composizione: evitiamo le banalità, decentriamo il soggetto, bla, bla, bla…

Sebbene io non sia esattamente un estimatore della cricca J-Ax/Fedez, ricordate che… “tutto questo sbattimento per far foto al tramonto, che poi sullo schermo piatto non vedi quanto è profondo”

Ultima cosa, giuro.

Avete presente ai concerti, quando arriva il “pezzo buono”? Ecco… tirate giù quei maledetti telefoni e godetevi le emozioni. Sarà sempre meglio il ricordo, rispetto a quella porcheria di video che morite dalla voglia di portarvi a casa, e che mai più guarderete.

 


Buona luce a tutti!

Davide PosenatoFotografo Matrimonio Torino

 

 

 

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